SpotornoNonEsiste

Senza titolo

Ebbene, è arrivato il momento di ammetterlo:  la negazione fa parte delle nostre esistenze. Da sempre. Il rifiuto è la forma più semplice per non considerare un’idea scomoda, una proposta poco allettante, una persona non gradita. Tutti utilizziamo il rifiuto come ancora di salvezza della nostra esistenza.  E’ anche piacevole, ogni tanto, dire un “NO” secco, che non lascia spazio a fraintendimenti , persecuzioni di vario genere e pippe mentali.

Considerando che, sotto sotto, tutti godiamo di una certa autorità nel pronunciare quella piccola sillaba, si verificano occasioni nella nostra vita o in quella altrui in cui il No non è autorevolezza, determinazione e autodeterminazione, è semplicemente da imbecilli. In che senso? Nel senso in cui imbecille è colui che utilizza una negazione anche davanti alle evidenze più evidenti dell’evidenza stessa.

Ho conosciuto persone (direttamente e non) che hanno negato l’impossibile. Ma, udite udite, solo uno si merita la medaglia d’oro del cazzaro, il gran visir dei vigliacchi, il mastro supremo dello scarico di responsabilità. Lo chiameremo soggetto X.

Il soggetto X, proveniente dalla città Z, ha negato l’esistenza di un ridente paesino ligure o, per meglio dire, ha negato di essercisi recato con l’intento di sedurre e ammaliare la soggetta Y, proveniente anch’essa dalla città Z,  che si trovata in villeggiatura. Con tanto di multa per divieto di sosta come testimone dell’accaduto.

…un mese dopo…

  • “Grazie per essere venuto a trovarmi.”
  • “A COSA TI RIFERISCI, SCUSA?”
  • “A quando sei venuto a trovarmi a Spotorno”
  • “NON E’ VERO. TI SBAGLI. IO NON CI SONO MAI STATO.”
  • “Ahahahahah dai, non scherzare, ero seria. Mi ha fatto piacere.”
  • “NON STO SCHERZANDO. TI CONFONDI. IO NON SONO MAI STATO A SPOTORNO.”
  • “Ma hai anche preso una multa per divieto di sosta, ricordi?!”
  • “SENTI, NON E’ VERO. NON ERO IO. IO A SPOTORNO NON CI SONO MAI STATO. E LASCIAMI STARE.”
  • “…”
  • “…”

Ci si aspetta che ad una certa qualcuno urli dalle quinte “Spotorno non esiste!” e la farsa si concluda con un finale aperto.

Ma non è spettacolo. E’ realta.

Morale della favola: ha senso negare fino a farsi passare per idioti? Io credo di no. Noi donne crediamo di no e, maschietti, se avete intenzione di cancellare qualche altra città dalla cartina geografica, chiedete consiglio a noi fanciulle che sappiamo essere delle piccole ma efficaci marionettiste. Mantenendo  sempre il senso del limite e, perché no, un certo savoir faire.

Tatiana

L’Estetica Ostinata

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Con l’arrivo dei 30, oltre alle profonde crisi esistenziali, avvengono anche una serie di piccole cose che di solito tendiamo ad accantonare. Presi da seri problemi gestionali, tra noi stessi, il lavoro che MaiUnaSoddisfazione, i rapporti sociali e molto altro, tendiamo a dividere gli accadimenti in due macrogruppi: da una parte l’estremamente importate (amore, sostentamento, famiglia, etc.) su cui ci concentriamo sino alla gastrite, dall’altra tutto il resto.

Vi sembra o no un atteggiamento maturo, di quelli che “è ora di dare il giusto peso alle cose”? Anche a me….fino all’altro giorno, quando davanti allo specchio ho visto una persona con dei capelli tremendi e…orrore orrore ero io.

E allora davanti a quelle occhiaie con la faccia mi sono fermata a pensare, e guardando un’immagine riflessa ho avuto un contatto con la realtà estetica.

E la realtà è questa: l’immagine che abbiamo di noi si forma principalmente nell’arco di una decina d’anni. Dai 16 anni ai 26 spendiamo un sacco di tempo davanti allo specchio, facciamo di tutto per conoscere il nostro lato migliore, il nostro sorriso e la nostra (si presume) avvenenza.

Anni che casualmente coincidono con il percorso della consapevolezza del sé. Ma il punto è che non deve sempre essere solo questione di profondità.  Perché questi anni coincidono anche con pelle levigata e senza rughe, capelli di tutti i colori ma non certo bianchi, e chili di cibo spazzatura risolti con due mesi di palestra. Ovviamente coi 30 non è più così.

 La verità è che la vita, e anche un po’ la convenzione sociale, spesso ti portano a dare meno importanza a questioni come il balsamo. Questo dovrebbe farci sentire più maturi, impegnati sul concreto e bla bla bla… Ma lo volete sapere il vero risultato qual’è? Un giorno ti guardi bene allo specchio e l’immagine che hai di te risale più o meno a sei anni fa…. MALE MALE

Siamo vittime di un’estetica ostinata che si rifiuta di farci percepire la realtà, che combatte lo scorrere del tempo col diniego. È come se la visione d’insieme avesse oscurato tutti i piccoli particolari, peccato che le differenze tra il percepito e la realtà cadono in un attimo di lucidità, che prima o poi arriva per tutti. Come le disgrazie.

Per spiegarmi meglio basta un attimo per notare che quel singolo capello bianco (che portavi quasi come un vanto di saggezza) si è trasformato in una coltura non indifferente. Perché contro il tempo non ha vinto mai nessuno tantomeno quella sconosciuta che guardo nello specchio.

Il problema è che dopo un primo accorgimento arrivano tutti gli altri: pelle spenta. guance cascanti…..un giorno ti svegli dal torpore dell’illusione estetica e vedi TUTTO.

Ed è a questo punto che i 30 possono essere di grande aiuto. Perché tutto quello che ci propinano come futile in realtà può anche far bene allo spirito. E possiamo permetterci il lusso di ammetterlo. Quando esci dal parrucchiere sei soddisfatta tu non i  tuoi capelli. Quando ti fai un mazzo così tra pilates e fit box sei tu a sentirti più sicura e non i tuoi muscoli.

E puoi gioire del fatto che dopo anni di cerette dolorosissime sulle tue gambe stanno crescendo meno peli. E puoi accettare che quegli stessi peli ti siano spuntati, o lo faranno a breve, su qualche parte improbabile del viso. E dove sta il problema? Li si fa sparire con tempestività!

Il punto è che in campo di estetica, come in tanti altri, ha vinto l’estremismo. Ci siamo abituati a vedere ventenni con labbra rifatte o cinquantenni con tette granitiche. Ci siamo raccontati, e ci siamo fatti raccontare, che non curare la propria immagine è simbolo di profondità.  Ma la realtà è che in mezzo agli estremismi ci sono un sacco di cose fighissime che possiamo fare per sentirci semplicemente NOI e in questo “noi”anche la consapevolezza e la soddisfazione estetica hanno la loro importanza, inutile negarlo.

Detto questo devo ancora iscrivermi in palestra e nessuno mi assicura che a cinquant’anni non correrò dal chirurgo con pretese allucinanti. E va bene così.

Lalita

La Faida

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Dopo l’ultima faida etico culinaria tra un gruppo di Vegani e Carlo Cracco non posso davvero più tacere.

La prima cosa che vorrei chiarire è che ho 30 anni e da 30 anni sono vegetariana. Tutto quello che leggerete di seguito arriva dalla mia esperienza e dalla silente osservazione di quello che sta accadendo.

Nel tempo ho visto un graduale cambiamento delle abitudini alimentari delle persone: da piccola il fatto che non mangiassi carne veniva preso come una sorta di eresia. Diventavo quella strana per i mie amici, la figlia di matti per gli insegnanti, e quella che sarebbe morta di fame per le persone più anziane.

Con l’adolescenza, i primi viaggi all’estero, ho notato che il vegetarianesimo non era poi questa gran differenza sociale. Ho elaborato la scelta della mia famiglia, l’ho interpretata personalmente e l’ho fatta mia nell’età adulta.

Fin qui tutto bene. Tutto ordinaria amministrazione. E poi è arrivata la moda, il trend e tutto ha preso una piega veramente grottesca.

L’aumento di chi ha fatto una scelta vegetariana e vegana è stato direttamente proporzionale all’aumento della frenesia (fin qui potrebbe anche andarmi bene) e sopratutto della supponenza. E questo invece mi dà molta, molta noia.

Oltre a persone, che per motivi del tutto personali e insindacabili, hanno deciso per una dieta diversa da quella tradizionale, è nato un nuovo gruppo sociale: I V-Egotici che vivono nel loro universo fatto di IO vegetali, a loro dire privo di crudeltà.

Definirli inappropriati, ciechi, e soprattutto superficiali forse non basta.

Perché è superficiale andare da una persona di 60 anni e urlargli in faccia con voce rotta dal pianto”tu assassino mangia cadaveri”. E diciamolo anche ridicolo.

Io capisco l’entusiasmo di condividere una scelta per noi nuova, che è stata pensata e nella quale ci si riconosce.

Ma il V-Egotico ha abbandonato la condivisione per vestire i panni del crociato e dell’inquisitore, facendo perdere credibilità ad un tipo di dieta che in realtà potrebbe aiutare molti. Infatti il V-Egotico se ne sbatte anche della credibilità, per lui ha ragione e se gli altri non sono pronti, non hanno i mezzi o semplicemente non gliene frega niente di capire la sua scelta, allora sono tutti da punire. E, cosa che davvero non sopporto, da giudicare.

Forse è per il fatto che lo stesso giudizio l’ho “subito” io dal popolo onnivoro, per anni mi son sentita dire “Ma cosa mangi allora??” e ancora “Cosa fai mangi solo erba?”,  questo atteggiamento è una cosa che mi urta parecchio i nervi, ed è davvero così stupido.

Sì ho detto stupido perché il risultato è il seguente: i tanti aspetti positivi che si celano dietro una dieta senza grassi animali, dalla salute personale, ad una migliore sostenibilità, senza dimenticare la salute del pianeta che sta letteralmente soffocando nei miasmi mefitici di cacca animale…..beh tutto perde significato. E io, da vegetariana, per l’immaginario comune divento parte di un gruppo freak di stramboidi.

E questo non mi va bene. Perché diciamocelo, se ti presenti come vegetariano o vegano la maggior parte si figura un tipo emaciato e con un’evidente carenza di ferro (per la cronaca io non ho mai avuto il ferro basso).

Cari V-Egotici ve lo chiedo veramente con curiosità: ma cosa pensate di ottenere? E soprattutto non vi rendete conto che siete esattamente come i vostri acerrimi nemici difensori della porchetta? Anzi no siete pure peggio perché in linea di massima un fervente onnivoro non si fa domande sulle sue abitudini alimentari, sono parte della sua storia, della sua tradizione gli va bene così e non può essere condannato per questo.

Ma voi che avete SCELTO un’alimentazione diversa, elaborando un concetto che si distanzia dalla vostra “normalità”, e per questo non dovreste assolutamente permettervi di giudicare brandendo gambi di sedano come se fossero armi.

Per chiudere personalmente penso che Cracco dovrebbe smetterla di fare pubblicità immerso nella vasca da bagno con una musica porno soft di sottofondo, ma se prepara il piccione nella sua cucina va bene. Altri non lo cucineranno più, altri ancora smetteranno di mangiarlo, altri forse ricominceranno. Ognuno deve avere i suoi tempi, le sue modalità di affrontare il mondo, il cibo e la sua salute. Alcuni potranno esporsi, dare dei consigli, ma la questione deve finire qui.

Ah un’ultima cosa: vorrei spezzare una lancia a favore di Beppe Bigazzi bandito dalla Rai perché ha dichiarato di mangiare i gatti.

Signori, da vegetariana da tutta la vita, penso di potermi permettere di dire che mangiare una mucca, un grillo o un gatto È ESATTAMENTE LA STESSA COSA.

Basta perbenismi. Basta supponenza.

Lalita

CERTO #01

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Quante occasioni abbiamo per esprimere il nostro parere, sottolineare le nostre intenzioni, perorare le nostre cause, analizzare il reale, combattere per le nostre opinioni… Ebbene: NON FACCIAMOLO.

O forse è più giusto dire: NON FACCIAMOLO SEMPRE. Talvolta fatichiamo a riconoscere l’inutilità delle nostre parole davanti ad interlocutori di basso comprendonio e ci impegniamo con ardore in sproloqui che non verranno MAI (e dico MAI) compresi.

Vi è una semplice soluzione al problema.

Concludere ogni tipologia di dialogo/conversazione/vagito/grugnito con una corta ed educata affermazione:  CERTO.

Fa bene alla pelle, alla psiche ed al fisico. Niente problemi. Niente fastidi. Il CERTO può salvare da inutili discussioni al vento.

Ecco di seguito riportati alcuni esempi in cui il CERTO può, e deve, essere utilizzato:

  • Harry Potter è palesemente un libro per bambini.  #CERTO
  • Richiamami. #CERTO
  • Km va? TT bn? #CERTO
  • Tu, con il sarcasmo, tendi a nascondere le tue fragilità e le tue paure. Come se indossassi una maschera.  #CERTO
  • Non sei tu il problema, sono io. Rimaniamo comunque amici. #CERTO
  • Domani andiamo in palestra? #CERTO
  • Il cinema francese ha un’interessante connotazione intimista. #CERTO
  • No…ehm…cioè…vabbè….cioè…ahahha… apposto. #CERTO
  • Ma se andassimo  a vivere in campagna? #CERTO
  • Da quegli occhioni si vede che sei un’inguaribile romanticona. #CERTO
  • Guarda, da 51 sono passata a 53 kg. Sono grassa vero? #CERTO
  • Marco Mengoni è etero. #CERTO
  • Facciamo che ci sentiamo e organizziamo una bella rimpatriata. Ci pensi  tu? #CERTO
  • Ti è piaciuto?! #CERTO
  • Quella canzone che faceva Papapapapa. Capito? #CERTO
  • Fatto le ore piccole ieri sera eh? Si vede dalla faccia. #CERTO
  • Ihihihihihih. #CERTO
  • Oh, un giorno di questi ci svegliamo presto e guardiamo l’alba. #CERTO
  • Vah beh dai. Vedrai che tutto si sistema! #CERTO
  • Magari stasera vengo da te e ci guardiamo Colorado. Fa ridere.  #CERTO
  • Carpe diem. #CERTO

AMEN.

 

Tatiana

MaterMedia

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Sarà che ho trent’anni, sarà che l’algoritmo di Facebook capisce ma non troppo intasando la mia bacheca. O sarà che ormai è diventata una moda. Sta di fatto che la gioia della maternità sta invadendo la mia vita digitale e non, benché io madre non sia e, almeno ad oggi, non voglia esserlo.

Huffington Post, Vanity Fair etc. dal due al tre sganciano titoloni  come “Il miracolo della maternità” o ancora “Io mamma, donna felice“, o al contrario “io donna felice senza esser madre” per non parlare dei video su parti e roba simile che partono a tradimento appena scrolli col mouse la tua bacheca. Ma perché???

Davanti a tutto ciò, alle donne della mia generazione voglio chiedere: ma tutto questo accanimento non vi fa passare la voglia?

Perché attenzione qui non si sta parlando di bambini, della gioia e della fatica che comportano.

No, la nuova tendenza mediatica è concentrarsi sulla genitrice, su quello che ha fatto, sul come la fa sentire, su quanto sia una donna realizzata.

Ora scegliere la maternità è una cosa bellissima, è una scelta d’amore e di impegno e nessuno vuole sindacare questo. Mie grandi amiche hanno figli e io adoro loro e i loro bambini. Quello che ha tremendamente stufato è il messaggio di tanti post/articoli etc.,  secondo i quali la realizzazione femminile la si raggiunge quando si ha  un figlio.              E se io fossi madre la cosa mi farebbe anche un po’ incazzare.

Non sto parlando della classica dicotomia anni ’90 tra carriera e famiglia (alla fine la maggior parte delle madri si fa un mazzo così al lavoro per poi tornare a casa e accudire la famiglia). Sto parlando di realizzazione personale. Di quello che siamo e che saremo di fronte allo specchio ogni sera prima di andare a dormire. Per tutta la vita.

Ecco  a questo proposito a me pare di essere tornati nel profondo medioevo.

Posto che sicuramente io non posso sapere come ci si sente ad avere un figlio, permettete cari media, che non mi interessi saperlo? E che questo non mi renda una persona meno felice o meno completa? E soprattutto che questa scelta non sia ne un vanto ne una carenza?

La maternità è tante cose: amore, desiderio, sacrificio, a volte è sofferenza nel cercare figli che non arrivano, ma mai, dico mai, dovrebbe essere presentata come un obiettivo. Esattamente il modo in cui i media la presentano…..

Non si dovrebbe volere un figlio in quanto persona e non in in quanto donna che si realizza? Cosa vuol dire la frase: “Adesso che sono madre sì che sono realizzata”? A me sinceramente sembra solo uno stereotipo che ci propinano,  e nemmeno troppo lusinghiero verso se stesse.

Perché davanti ad una a una frase così il dubbio sorge spontaneo: ma come si può identificare la realizzazione personale nell’esistenza di un’altra persona?  Persona che, se si fa un buon lavoro, bisogna educare sin da subito ad essere altro da noi.

E il classico tu non puoi capire non mi basta. Perché e vero, io non posso capire, ma posso capire che per sentirsi completi non basta una vita, e sicuramente non bastano i figli.

La maternità viene presentata come il raggiungimento di uno status. Ma fissato poi da chi?

A me pare semplicemente che ci si possa fermare all’affermazione sono una donna, o ancora meglio sono una persona. E già così ne avanza….

….e la maternità o la non maternità dovrebbero essere vissute con una maggiore libertà, prive da giudizi o da giustificazioni….

Lalita

Ma Veramente?!

ma veramente

L’Ottimismo è il profumo della Vita

Ok, a tutti noi sarà capitato di sentirsi triste, demoralizzato, inetto, malinconico eccetera eccetera. E fin qua ne siamo sicuri. Il blog si ispira, appunto, al malessere universale del trentenne in cerca del nonsocosa – nonsoquando – nonsoperchè.

Ma attenzione; peggiore di tutto il mondo Realista, Pessimista, Autoironico, Sarcastico (e non) c’è una creatura misteriosa:

Il fanatico ottimista.

Partiamo dal presupposto che, essere ottimisti è una figata. Rimpiango i momenti in cui pensavo che avrei fatto l’attrice seria, avrei guadagnato palate di soldi e avrei sposato un calciatore (tatuato, bello ed intelligente… mmm….)

Ma… sappiamo che la vita non è proprio una rosellina profumata e delicata, perciò uno fa due conti e dice “Vabbè, pigliamoci quello che c’è e andiamo avanti.”

Io ho il TERRORE del fanatico ottimista. Perché dal nulla ti può brancare e dire la frase più temuta degli ultimi anni per noi Generazione/Arrivarci/A/Mille/Euro:

1…perché non sorridi? Guarda che se sorridi la vita ti sorride…

Ok. Calma. Ora bisogna solo trovare qualche cosa da dire a caso e scappare. Non voglio risultare antipatica perciò fatti venire in mente qualche cosa….

2… alla fine sei tu artefice della tua felicità. Se vuoi, puoi…

Scappa, vattene, via da qua.

3Hai così un bel sorriso, usalo…

No basta. Mi rifiuto.

 

Così oltre al “Ma Perché ?!” che attanaglia noi pseudo giovani si aggiunge la seconda domanda del secolo:

Ma Veramente?!

A libera interpretazione. Tante interpretazioni. Troppe interpretazioni.

Vorrei imparare ad essere ottimista per chiudere gli occhi e vedere il mondo in modo diverso. Mi piacerebbe tanto. Ma non posso. La mia migliore amica è una Pessimista Co(s)mica quanto me.

Ho la responsabilità di tirarla giù nel baratro. Con una bottiglia di Martini e olive però.

Tatiana

 

#MaPerché

Punti-interrogativi

La 30’s generation colpisce ancora.

Per essere più chiari questo blog non vuole raccontare le splendide avventure di un gruppo di amiche…..a noi piacciono solo le disavventure….o meglio non ci piacciono, ma che dobbiamo fare, è quello che capita alla maggior parte.

E poi sono anche più divertenti, inutile girarci intorno…

È questo il pensiero che mi ha portata qui, non esiste persona, uomo o donna, etero gay o bisex, che almeno una volta, davanti all’ultima fiamma, all’uscita ignobile del suo capo, alla faccia del suo compagno,  non abbia pensato:

“Ma io qui che ci sto a fare?” e soprattutto “MA PERCHÈ?????”

Che si tratti di amore, di carriera, di famiglia o di amicizia, non c’è scampo per niente e nessuno.

Capita così che il senso di mancanza che accompagna la nostra generazione anche a fare la pipì, trovi un “compagnone di bevute”: il senso di non appartenenza…a niente…

E quando capita non è affatto bello, tanto che viene voglia a me di bere, e senza compagnoni.

Ma per fortuna i compagni di vita ci sono perché è quando ti vedi riflesso nell’altro che tutto prende una piega diversa e spesso quasi comica.

E questo che vogliamo fare con questo blog, essere lì per chi sta pensando “Ma tutte a me?”.

E non importa la gravità di cosa ci stia capitando, di quello che è successo, o di quello che ancora dovrà accadere. La risposta alla domanda è sempre una: “No”.

Siamo qui  per essere il vostro No, e per riderne insieme.

Lalita